{"id":312,"date":"2024-05-01T21:28:12","date_gmt":"2024-05-01T21:28:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/?p=312"},"modified":"2024-05-01T21:28:35","modified_gmt":"2024-05-01T21:28:35","slug":"marricordu-lamarcord-paternese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/uncategorized\/marricordu-lamarcord-paternese\/","title":{"rendered":"Marricordu, l&#8217;amarcord paternese"},"content":{"rendered":"<p><em><span style=\"color: #0000ff;\"><span style=\"color: #000000;\">Pino Florio d\u00e0 spazio alla memoria per un breve ma intenso ricordo di personaggi e situazioni paternesi di 50 anni fa<\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">La notoriet\u00e0 del film di Fellini \u00e8 tale che lo stesso titolo\u00a0<i>Amarcord<\/i>\u00a0(derivante per composizione dall&#8217;espressione in dialetto romagnolo\u00a0<i>a m&#8217;arcord<\/i>, ossia\u00a0<i>io mi ricordo<\/i>) \u00e8 diventato un neologismo della lingua italiana, con il significato di &#8220;rievocazione in chiave nostalgica.<br \/>\nL&#8217;<b>Antologia di Spoon River<\/b>\u00a0(<i>Spoon River Anthology<\/i>) \u00e8 una raccolta di poesie che l&#8217;americano <strong>Edgar Lee Masters<\/strong> pubblic\u00f2 tra il 1914 e il 1915 sul\u00a0<i>Mirror<\/i>\u00a0di St. Louis. Ogni poesia racconta, in forma di epitaffio, la vita di una delle persone sepolte nel cimitero di un piccolo paesino della provincia americana.<br \/>\nNon ho le capacit\u00e0 di regia del grande Federico n\u00e8 l\u2019ispirazione del poeta americano, magnificamente tradotto dalla compianta Fernanda Pivano che collabor\u00f2 con Fabrizio de Andr\u00e8 al disco, ispirato a Spoon River,\u00a0<i>Non al denaro, non all&#8217;amore n\u00e8 al cielo<\/i>.<br \/>\nPaterno non \u00e8 certo famosa come Rimini, ma ha certamente un po\u2019 di storia, fra tutte la meravigliosa avventura terrena e di santit\u00e0 di Francesco di Paola, che ha lasciato tracce perenni nel santuario quattrocentesco, nel ricordo dei suoi miracoli e delle sue virt\u00f9 ascetiche ed ha un piccolo cimitero, la cui visita, ogni volta che riesco a farla almeno una volta all\u2019anno, mi fa rievocare tante persone che ho conosciuto. In pi\u00f9, Paterno conserva ancora tradizioni, usanze, feste, memorie di un tempo lontano e ormai perso. Indro Montanelli diceva:\u00a0<i>Chi non conserva la memoria del passato sparisce<\/i>\u00a0e, col mio modesto contributo, vorrei evitare che ci\u00f2 succeda ai paternesi residenti e lontani. Perci\u00f2, prover\u00f2, forse in modo empirico e con molte lacune, a rievocare quello che resta nella mia memoria, ossia il ricordo \u201cfotografato\u201d di Paterno sino ai miei 23 anni, cio\u00e8 fino al 1961.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><b>Carnuevaru &#8211; Il carnevale<\/b><br \/>\nLa tradizionale festa in maschera era molto attesa e sentita in tempo di divertimenti semplici e autogestiti. Scherzi, a volte un po\u2019 cattivelli tra grandi e adulti, ma il clou era il corteo finale dell\u2019ultimo giorno. A sera, ormai in un buio illuminato dalle fioche lampade pubbliche di allora, con fiaccole, stramazzi, pianti e urla di un corteo disordinato e scomposto, adagiato su una lettiga, portato da 4 buontemponi, sfilava Carnuevaru, avvolto in un bianco lenzuolo (quante discussioni con le mamme per farsene dare uno, perch\u00e9 inevitabilmente, alla fine, andava perduto!), mascherato e irriconoscibile, fingeva di morire in mezzo al frastuono e con una bella\u00a0<i>sazizza<\/i>\u00a0in bocca!<br \/>\nEd il giorno dopo, mercoled\u00ec delle Ceneri, era penitenza, astinenza e digiuno, e dalla mezzanotte cessava ogni divertimento e chiasso e si praticava una rigida Quaresima: ma non era difficile, il tempo quaresimale era facilitato da bassi redditi, da scarsit\u00e0 di cibo e da una vita per molti grama e misera.<br \/>\nPer saperne di pi\u00f9 consiglio la lettura di\u00a0<a href=\"http:\/\/www.paternocalabro.it\/artCarnevale.html\">questo articolo<\/a>.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_55\" aria-describedby=\"caption-attachment-55\" style=\"width: 455px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-55\" src=\"http:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_204_FacciataSantuario1907_pic.jpg\" alt=\"\" width=\"455\" height=\"332\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-55\" class=\"wp-caption-text\"><em>La facciata del Santuario in una foto del 1907. A destra sono visibili i locali che ospitarono le aule della scuola elementare fino agli anni &#8217;50.<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><b>San Francesco di Paola<\/b><br \/>\n<span style=\"color: #000000;\">La seconda domenica dopo Pasqua si celebrava la grande festa di San Francesco di Paola, grande taumaturgo e protettore di Paterno ove \u00e8 rimasto per nove anni e che ospita il suo Santuario convento del &#8216;400.<br \/>\nFesta religiosa e civile, con una novena, Sante Messe, con banda musicale,(in genere veniva dalla Puglie, sede rinomata di complessi bandistici, a gara con i paesi vicini che avevano feste analoghe per i santi protettori), fiera grande e fiera piccola nel piazzale antistante il Santuario (<i>&#8216;a fera<\/i>\u00a0e\u00a0<i>&#8216;a fericella<\/i>). Dopo una settimana di preparazione, la domenica Messa cantata, con un rinomato oratore religioso, processione del Santo che sostava davanti ad ogni abitazione per le offerte, piccole o grandi a seconda delle possibilit\u00e0, e che spesso erano in dollari provenienti dai parenti emigrati nelle Americhe e si vedeva la statua del Santo con una stola dorata, ove ognuno appuntava con spilli, le banconote. Per cui, sacro e profano, povert\u00e0 di Francesco ed ostentazione \u2013 anche qui gara per le offerte pi\u00f9 alte, erano esibite senza ritegno alcuno. Visitatori, soprattutto stranieri, mostravano stupore per la religiosit\u00e0 quasi superstiziosa dei calabresi, ma in fondo, io credo, c\u2019era sincerit\u00e0 e fede semplice anche se incolta.<br \/>\nPer saperne di pi\u00f9 consiglio la lettura di\u00a0<a href=\"http:\/\/www.paternocalabro.it\/artScuolaPino.html\">questo articolo<\/a>).<br \/>\n<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><b>Dott. Battistino Puppio<\/b><br \/>\nL&#8217;ultimo medico condotto di vecchia generazione a Paterno: poi vennero le Usl, Asl, Guardie mediche, orari, turni ecc. Il dott. Puppio non era nato a Paterno, ma dagli anni &#8217;40 sino agli anni &#8217;70 \u00e8 stato\u00a0<i>&#8216;u dutture<\/i>\u00a0di tutto il paese, sempre in servizio, notte e giorno, in paese e in campagna, a piedi, col mulo, poi con l\u2019auto, ambulatorio e visite domiciliari, amico e consolatore e un sorriso per tutti. Amava i classici, la musica, la\u00a0<i>Calabrisella<\/i>, quando poteva e quando se la poteva concedere con gli amici, e se non veniva interrotto da una chiamata vocale (non c\u2019era telefono) per un malato che magari era lontano, in campagna, con pioggia o vento d\u2019inverno e afa d\u2019estate.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><b>Don Gaetano Napolitano<\/b><br \/>\nL\u2019ultimo parroco nativo di Paterno, animatore del Partito popolare prima e della Democrazia Cristiana poi, ha restaurato la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo e costruito l\u2019annessa casa parrocchiale, ha tenuto in funzione il romitorio di San Marco, celebrandovi durante l\u2019anno la Messa e portando i ragazzi in \u2018\u2019collina\u2019\u2019 per un periodo di un mese d\u2019estate (la colonia estiva) con le Suore che preparavano i pasti e svolgevano le mansioni di sorveglianza e assistenza. Alternava l\u2019uso della Chiesa Parrocchiale dei SS.Pietro e Paolo con quella contigua dell\u2019Immacolata. In tal modo, tra frequentazione e manutenzione, le due Chiese rimanevano integre al contrario di quello che avviene oggi per S. Giovanni, Santa Barbara, Tutti i Santi, San Marco (ormai un rudere).<br \/>\nPer saperne di pi\u00f9 consiglio la lettura di\u00a0<a href=\"http:\/\/www.paternocalabro.it\/artSGiovanni.html\">questo articolo<\/a>.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_142\" aria-describedby=\"caption-attachment-142\" style=\"width: 380px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-142\" src=\"http:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_Amarcord_Luigi_Marrello_panettiere.jpg\" alt=\"\" width=\"380\" height=\"253\" srcset=\"https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_Amarcord_Luigi_Marrello_panettiere.jpg 720w, https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_Amarcord_Luigi_Marrello_panettiere-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 380px) 100vw, 380px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-142\" class=\"wp-caption-text\"><em>Luigi Marrello, titolare del panificio nella frazione Merendi<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><b>Mestieri ed artigiani<\/b><br \/>\nA Paterno mestieri ed artigianato erano le poche fonti di lavoro e di reddito, quasi sempre \u201cin natura\u201d. Numerosi i sarti, i falegnami, le tessitrici i calzolai, sparsi tra Calendini, Capore, Casal di Basso. Ne ricordo qualcuno per tutti, a partire da<strong>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.paternocalabro.it\/artMastruUisandru.html\">Alessandro La Neve<\/a><\/strong>\u00a0oggi in riposo strameritato e ultracentenario, sarto della buona borghesia cosentina, che a casa dei clienti si recava, in pullman, con la sua valigia.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000;\">C&#8217;era poi la carissima <strong>Giulietta Filosa<\/strong> che mi teneva sveglio col suo tessere incessante nel magazzino di fronte a casa mia, e alla quale ricche famiglie di Cosenza e paesi vicini come Rogliano commissionavano il corredo per le figlie.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_144\" aria-describedby=\"caption-attachment-144\" style=\"width: 216px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-144\" src=\"http:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_Amarcord_Pasqualino_Cozza.jpg\" alt=\"\" width=\"216\" height=\"219\" srcset=\"https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_Amarcord_Pasqualino_Cozza.jpg 738w, https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_Amarcord_Pasqualino_Cozza-295x300.jpg 295w\" sizes=\"(max-width: 216px) 100vw, 216px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-144\" class=\"wp-caption-text\"><em>Pasqualino Cozza, fabbro ferraio, da giovane in divisa da militare<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p><span style=\"color: #000000;\">E ricordo l\u2019unico fabbro ferraio di Paterno, <strong>Pasqualino Cozza<\/strong>, che aveva la \u201cforgia\u201d sopra la vecchia Posta dove sostavano muli, cavalli, asini per la ferratura e a lui si commissionavano serrature, zappe, vanghe e altri strumenti di lavoro. I ragazzi si divertivano a pedalare sul mantice per tenere vivo il fuoco che arroventava il ferro. Io ero molto amico e lui mi raccontava la sua tremenda esperienza dell\u2019ultima guerra mondiale alla quale aveva partecipato e poi si finiva per discutere dei \u201cmassimi sistemi\u201d politici degli anni 50, 60, comunismo e anticomunismo, Democrazia Cristiana e destra, insomma un fabbro &#8220;intellettuale&#8221; al quale piaceva la politica, controcorrente, e che leggeva.<br \/>\nNumerosi i calzolai: i fratelli <strong>Filosa, Pietro e Basilio<\/strong>, quest\u2019ultimo poi panettiere a Cosenza, ed <strong>Enrico Florio<\/strong> a Via Roma, <strong>Luigi Casciaro<\/strong>, con\u00a0<i>bottega<\/i>\u00a0vicino all\u2019Immacolata, forse l\u2019ultimo dopo tante partenze per gli Usa degli altri, e poi altri a Capore e Casal di Basso, dove operavano, fino\u00a0<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_141\" aria-describedby=\"caption-attachment-141\" style=\"width: 157px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-141\" style=\"color: #000000;\" src=\"http:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_Amarcord_Enrico_Florio.jpg\" alt=\"\" width=\"157\" height=\"220\" srcset=\"https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_Amarcord_Enrico_Florio.jpg 1000w, https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_Amarcord_Enrico_Florio-214x300.jpg 214w, https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_Amarcord_Enrico_Florio-768x1077.jpg 768w, https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_Amarcord_Enrico_Florio-730x1024.jpg 730w\" sizes=\"(max-width: 157px) 100vw, 157px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-141\" class=\"wp-caption-text\"><em>Enrico Florio a Denver, nel 1954.<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p><span style=\"color: #000000;\">a trent&#8217;anni fa,<strong> Francesco Caputo<\/strong> (detto per l&#8217;appunto\u00a0<i>&#8216;u Piciaru<\/i>), e <strong>Saverio Caputo<\/strong>.\u00a0<\/span><span style=\"color: #000000;\">Ogni frazione aveva i suoi calzolai che, spesso, coperto\u00a0<i>&#8216;u bancarellu<\/i>, si improvvisavano barbieri per taglio di capelli e barba: ci si doveva arrangiare in ogni modo ed un salone di barba e capelli esclusivo non era redditizio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Molti erano i falegnami, veri artisti del legno, anche essi poi quasi tutti emigrati e divenuti a New York ricercati come <strong>Giuseppe Ferraro<\/strong> che costruiva il mobile artistico degli orologi Big Ben e splendide cucine che ha passato il mestiere ai figli, nati in Usa, e tornati a Paterno.<br \/>\nMolti di questi artigiani, giovani e meno, si recavano in USA, ove da ciabattini e sarti diventavano ben preso proprietari di grandi e lussuosi \u201cstore\u201d di calzature o vestiti. Ho avuto la fortuna di incontrarne qualcuno a New York e con molti di loro ho frequentato le elementari.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_39\" aria-describedby=\"caption-attachment-39\" style=\"width: 160px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-39 \" src=\"http:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_116_donRaffaeleTrozzo.jpg\" alt=\"\" width=\"160\" height=\"245\" srcset=\"https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_116_donRaffaeleTrozzo.jpg 219w, https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_116_donRaffaeleTrozzo-196x300.jpg 196w\" sizes=\"(max-width: 160px) 100vw, 160px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-39\" class=\"wp-caption-text\"><em>Il compianto don Raffaele Trozzo, all&#8217;epoca in cui era parroco a Calendini.<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><b>Don Raffaele Trozzo<\/b><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">L\u2019ultimo Parroco che la Chiesa di San Pietro e Paolo ha avuto dagli anni &#8217;50 sino agli anni &#8217;70. Entusiasta, disponibile, animatore dell\u2019Azione Cattolica, rammaricato sempre di vedere i suoi giovani andare via a cercare, per forza di cose, lavoro altrove. Coraggiosamente ed invano tent\u00f2 di attrarre intorno a s\u00e9 un gruppo di giovani per dare a Paterno una amministrazione locale sana, onesta ed efficiente. Si scontr\u00f2 con destra e sinistra, ha fustigato con coraggio il diffuso malaffare politico locali e, incompreso, deluso, lasci\u00f2 Paterno, per Mendicino suo paese natale, dove poi si \u00e8 spento prematuramente. Figure dolci, affettuose, buone i suoi genitori, amici e vicini a tutti i paesani.<br \/>\nPer saperne di pi\u00f9 consiglio la lettura di\u00a0<a href=\"http:\/\/www.paternocalabro.it\/artParrocchiaSSPietroPaolo.html\">questo articolo<\/a>.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_129\" aria-describedby=\"caption-attachment-129\" style=\"width: 127px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-129 size-full\" src=\"http:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_2706a_FrancoLaNeve.jpg\" alt=\"\" width=\"127\" height=\"222\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-129\" class=\"wp-caption-text\"><em>Il dottor La Neve in divisa da tenente.<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><b>Paterno e la Juventus<\/b><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Ma che c\u2019entra, diranno i miei dodici lettori (Manzoni, ti ho rubato la citazione!). Abbiamo curato la Juve negli anni 70 e 80 e anche la pleurite di <strong>Roberto Bettega<\/strong>. Parlo di Franco La Neve, medico, ufficiale di Cavalleria a Pinerolo, da dove Gianni Agnelli lo chiam\u00f2 alla Juve. Si era dedicato alla ricerca farmaceutica che ha poi lasciato per la squadra bianconera che oggi ha bisogno non di un medico ma di un santo (A Torino c\u2019\u00e8 una bellissima chiesa di S. Francesco di Paola&#8230;).<br \/>\nPer saperne di pi\u00f9 consiglio la lettura di\u00a0<a href=\"http:\/\/www.paternocalabro.it\/artFrancoLaNeve.html\">questo articolo<\/a>.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><b>La diaspora<\/b><br \/>\n<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_140\" aria-describedby=\"caption-attachment-140\" style=\"width: 416px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-140\" src=\"http:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_Amarcord_Emigrati_paternesi.jpg\" alt=\"\" width=\"416\" height=\"277\" srcset=\"https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_Amarcord_Emigrati_paternesi.jpg 720w, https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_Amarcord_Emigrati_paternesi-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 416px) 100vw, 416px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-140\" class=\"wp-caption-text\"><em>Emigrati paternesi in una foto degli anni &#8217;50. <\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p><span style=\"color: #000000;\">Tra il 1861 e il 1985 sono state registrate pi\u00f9 di 29 milioni di partenze dall&#8217;Italia. Nell&#8217;arco di poco pi\u00f9 di un secolo un numero quasi equivalente all&#8217;ammontare della popolazione al momento dell&#8217;Unit\u00e0 d&#8217;Italia (25 milioni nel primo censimento italiano) si trasfer\u00ec in quasi tutti gli Stati del mondo occidentale e in parte del Nord Africa. Si tratt\u00f2 di un esodo che tocc\u00f2 tutte le regioni italiane. Tra il 1876 e il 1900 l&#8217;esodo interess\u00f2 prevalentemente le regioni settentrionali con tre regioni che fornirono da sole il 47 per cento dell&#8217;intero contingente migratorio: il Veneto (17,9%), il Friuli-Venezia Giulia (16,1%) ed il Piemonte (12,5%). Nei due decenni successivi il primato migratorio pass\u00f2 alle regioni meridionali. Con quasi tre milioni di persone emigrate soltanto da Calabria, Campania e Sicilia, e quasi nove milioni da tutta Italia. Si pu\u00f2 distinguere l&#8217;emigrazione italiana in due grandi periodi: quello della grande emigrazione tra la fine del XIX secolo e gli anni trenta del XX secolo (dove fu preponderante l&#8217;emigrazione americana) e quello dell&#8217;emigrazione europea, che ha avuto inizio a partire dagli anni cinquanta. La simbolica data d&#8217;inizio dell&#8217;emigrazione italiana nelle Americhe pu\u00f2 essere considerata il 4 ottobre 1852, quando venne fondata a Genova la Compagnia Transatlantica per la navigazione a vapore con le Americhe. L&#8217;emigrazione nelle Americhe fu enorme nella seconda met\u00e0 dell&#8217;Ottocento e nei primi decenni del Novecento. Quasi si esaur\u00ec durante il Fascismo, ma ebbe una piccola ripresa subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.<br \/>\nLe nazioni dove pi\u00f9 si diressero gli emigranti italiani furono gli Stati Uniti nel Nordamerica, ed il Brasile e l&#8217;Argentina nel Sudamerica. In questi tre Stati attualmente vi sono circa 65 milioni di discendenti di emigrati italiani. Una quota importante di Italiani and\u00f2 in Uruguay, dove i discendenti di Italiani nel 1976 erano 1.300.000 (oltre il 40% della popolazione, per via della ridotta dimensione dello Stato). Quote consistenti di emigranti italiani si diressero anche in Venezuela e in Canada, ma vi furono anche nutrite colonie di emigranti italiani in Cile, Peru, Messico, Paraguay, Cuba e Costa Rica. Praticamente l&#8217;emigrazione massiccia italiana nelle Americhe si esaur\u00ec negli anni sessanta, dopo il miracolo economico italiano, anche se continu\u00f2 fino agli anni ottanta in Canada e Stati Uniti. (<i>fonte Wikipedia<\/i>)<br \/>\n<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_136\" aria-describedby=\"caption-attachment-136\" style=\"width: 388px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-136\" src=\"http:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_Amarcord_1954_Sulla_nave.jpg\" alt=\"\" width=\"388\" height=\"314\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-136\" class=\"wp-caption-text\"><em>\u00a0Emigrati paternesi sulla nave nel 1954.<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p>In questo contesto Paterno, sino alla seconda guerra mondiale, ha offerto un grande contributo alle economie europee e americane con una emigrazione a cifre bibliche, e credo si possa affermare che siano partiti tanti quanti sono gli abitanti ed il paese si \u00e8 mantenuto tra i 1200 e 1550 abitanti, grazie ad un alto tasso di natalit\u00e0, spontanea o &#8220;imposta&#8221; durante il ventennio fascista, per &#8220;raggiungere gli otto milioni di baionette&#8221;.<br \/>\nIl flusso migratorio ricomincia dal 1950 in poi: la meta ambita erano gli Stati Uniti: non a caso, New York era definita la citt\u00e0 italiana pi\u00f9 grande del mondo. A Staten Island ho incontrato, ad una festa di matrimonio di una nipote di un paternese, tutti i miei compagni di infanzia, pi\u00f9 grandi o pi\u00f9 piccoli. Ovunque ho trovato compaesani, che esercitano attivit\u00e0 commerciali e professioni. Ognuno aveva una storia, un ricordo e tanto amore ancora per la patria matrigna. Si sono spopolate le misere campagne e orrende case coloniche ed il centro abitato: in passato lunghi viaggi in nave, poi l\u2019aereo ha facilitato e reso frequenti i ritorni per vacanze e per ritrovare parenti ed amici. Un paese come Paterno sino a 50 anni fa aveva come unica o quasi fonte di reddito le rimesse degli emigranti e tra le valute europee e d\u2019oltremare il dollaro ($) era il pi\u00f9 apprezzato.<\/p>\n<p>Per saperne di pi\u00f9 consiglio la lettura di\u00a0<a href=\"http:\/\/www.paternocalabro.it\/artJohn.html\">questo articolo<\/a>.<\/p>\n<p><b>La scuola<\/b><\/p>\n<figure id=\"attachment_143\" aria-describedby=\"caption-attachment-143\" style=\"width: 109px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-143\" src=\"http:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Paternocalabro.it_Amarcord_Napolitano.jpg\" alt=\"\" width=\"109\" height=\"147\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-143\" class=\"wp-caption-text\"><em>Il professor Napolitano<\/em><\/figcaption><\/figure>\n<p><span style=\"color: #000000;\">A Paterno sino a met\u00e0 degli anni &#8217;50 non c\u2019era un complesso scolastico unico e dedicato: per ogni frazione locali di vario tipo, senza servizi igienici e riscaldamento, spesso fatiscenti e maltenuti, erano adibiti ad &#8220;aule&#8221;. A Piazza san Francesco, annesse al Convento (c\u2019era una scala esterna a destra del campanile per l\u2019accesso al piano superiore, poi provvidamente demolita alla restituzione dei locali al Santuario) un\u2019aula al piano terra (la signora <strong>Dora Caputi<\/strong> teneva le pluriclassi prima, seconda e terza elementari), al primo piano <strong>Salvatore Napolitano<\/strong>, maestro di generazioni di Paterno, chiamato sempre &#8220;professore&#8221;, teneva la pluriclasse quarta e quinta elementare (a quest\u2019ultima si arrivava in pochi) e preparava, con dedizione e amore, quei pochi che proseguivano per la scuola media per la quale era obbligatorio l\u2019esame di ammissione a Cosenza, perch\u00e8 a Paterno non c\u2019erano le Medie.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><br \/>\nPOST SCRIPTUM: Imprecisioni, ricordi sfocati, omissioni sono del tutto involontari e questo scritto \u00e8 un atto d\u2019amore per il mio paese natale. Grato a chi vorr\u00e0 segnalarmi fatti, ricordi e mandare foto: sar\u00f2 lieto di riprendere l\u2019argomento.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"color: #0000ff; font-size: xx-small;\">Roma, 21 marzo 2011<\/span><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"color: #0000ff; font-size: xx-small;\">Pino Florio<\/span>\u00a0<a class=\"menu\" href=\"http:\/\/www.facebook.com\/share.php?u=www.paternocalabro.it\/artAmarcord.html\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.paternocalabro.it\/images\/facebook_icona.gif\" alt=\"Condividi su Facebook\" align=\"absmiddle\" \/><\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pino Florio d\u00e0 spazio alla memoria per un breve ma intenso ricordo di personaggi e<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":139,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[19,22,16,25,26,17,18,27,24,20,21,23,29,28],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/312"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=312"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/312\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":314,"href":"https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/312\/revisions\/314"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media\/139"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=312"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=312"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.paternocalabro.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=312"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}