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GAETANO MARTINO TORNA IDEALMENTE A CASA
La piastrina del caporalmaggiore paternese, caduto in Russia nel 1942, è stata consegnata ai familiari lo scorso 14 aprile, nel corso di una cerimonia bella e commovente Condividi su Facebook


Gaetano Martino in un ritratto degli anni '30.
La guerra è un’avventura senza ritorno: questa affermazione, di Papa Giovanni Paolo II, riflette forse più di ogni altra la tragica esperienza dei giovani che componevano, durante il secondo conflitto mondiale, il Corpo di Spedizione Italiano in Russia, noto anche come ARMIR.
Tra essi, Gaetano Martino, di Paterno Calabro, classe 1911, richiamato al fronte nell’estate 1941, giunto a Verona e da qui, nei primi mesi del 1942, spedito in Russia tra le fila della 9ª Divisione fanteria "Pasubio" e, purtroppo, mai più rientrato a casa. Una ferita mai rimarginata per i suoi familiari (il papà Giovanni, la mamma Rosina Naccarato, i fratelli Marietta, Francesco e Peppino) che nei decenni hanno coltivato il proprio dolore nel silenzio e nella compostezza, pur mantenendo intatto il ricordo e, chissà, magari anche l’illusoria speranza che quel “disperso” volesse significare qualcos’altro che non “deceduto”.

Gaetano Martino in divisa da soldato a Milano in una foto, datata 6 gennaio 1942, inviata ai familiari.

La guerra ha segnato i ricordi delle vecchie generazioni, i cui vent’anni sono stati uccisi da esperienze feroci e terribili, per assecondare il folle proposito di dominio e le sciagurate ambizioni di conquista di un regime dittatoriale, quello fascista, che ha trascinato l’Italia nel baratro della catastrofe.
A distanza di settant’anni da quella tragica partenza senza ritorno, e nel centenario della sua nascita, il presente regala al ricordo del giovane e sfortunato soldato paternese un’appendice di attualità.
Merito delle approfondite ricerche effettuate dall’Ufficio dell’Albo D’Oro, sezione del Ministero della Difesa, e in particolare dell’esito della trasferta in Russia compiuta nell’estate 2009 dal Colonnello Antonio Respighi, alpino del gruppo di Abbiategrasso (MI) e Consigliere della sezione di Milano.
Nel corso di quel viaggio, che prevedeva una visita presso i luoghi che avevano ospitato il campo di prigionia di Uciostoje, nella regione di Tambov, a circa 330 km a sud-est di Mosca, il gruppo guidato dal Colonnello Respighi si è imbattuto in un giovane del luogo che, appurata la nazionalità dei suoi interlocutori, ha consegnato loro alcune piastrine di riconoscimento di soldati italiani caduti in Russia nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

Gaetano Martino con la famiglia in una foto del 1940.
Tra esse, vi era proprio la piastrina del caporalmaggiore Gaetano Martino, matricola 1150408, caduto nel dicembre 1942 nel gelo russo.
E oggi, attraverso quella piastrina, testimonianza inerme del suo sacrificio al servizio della patria italiana, Gaetano è tornato idealmente a casa, nella commozione e nel ricordo, giovedi 14 aprile, nel corso di una giornata, organizzata dall'Amministrazione Comunale, che ha visto la partecipazione numerosa della comunità paternese. Due i diversi momenti della cerimonia.
Prima, nel Santuario di S. Francesco di Paola, la celebrazione di una Santa Messa in suffragio del povero soldato, quindi, presso il monumento ai caduti a Calendini, la cerimonia di consegna della sua piastrina di riconoscimento, caratterizzata da diverse testimonianze e alla presenza di autorità civili e militari, da S. E. Il Prefetto di Cosenza, Raffaele Cannizzaro, al Questore Alfredo Anzalone.
Tra i presenti, Francesco Martino, unico superstite della famiglia di Gaetano, che ha riabbracciato idealmente il fratello dopo settant'anni, non nascondendo la propria giustificata commozione.
Un bel momento, insomma, in cui i paternesi hanno fatto memoria del proprio passato: un’occasione per ribadire il fermo no alla guerra e la condanna verso ogni forma di conflitto e di regime, i cui effetti non possono che portare a conseguenze disastrose e contrarie all’umana e reciproca benevolenza tra i popoli e le comunità.

I familiari di Gaetano Martino al termine della cerimonia.




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