Andavamo alla fontana…

Le donne di Calendini alla Fontana Grande per il bucato quotidiano. Un grande affresco popolare in una foto del 1930

Agli inizi del secolo scorso, l’acqua nelle case rappresentava un lusso che solo pochissimi potevano permettersi. Per questo motivo, la stragrande maggioranza della popolazione adoperava le fontane e i lavatoi pubblici, le prime per bere e per attingere l’acqua da adoperare in cucina, i secondi per fare il bucato, mentre gli abbeveratoi erano usati per far bere gli animali. I lavatoi, in dialetto cibbie, rappresentavano quindi un inevitabile punto d’incontro per le donne del paese, che si trovavano lì per risciacquare il bucato fatto in casa, e con l’occasione chiacchieravano o cantavano, per passare il tempo e per rendere meno gravoso il loro compito. Poiché anche gli uomini passavano da lì per bere e far abbeverare gli animali, la fontana era anche occasione di incontro per i primi corteggiamenti, che nella migliore delle ipotesi sarebbero poi sfociati in fidanzamenti ufficiali (“a casa”) e nel sospirato matrimonio, che ufficialmente rappresentava l’unica vera occasione che un uomo ed una donna avevano di trascorrere del tempo insieme, senza la presenza di almeno un parente di lei a fare da “garante”: testimone di questo è la “Calabrisella”, la canzone popolare regionale più famosa che abbiamo, che racconta appunto la folgorazione amorosa di un ragazzo per una ragazza che sta facendo il bucato alla fontana.

La foto qui riprodotta, scattata nei primi anni ’30, mostra nove donne intente a fare il bucato alla Fontana Grande di Calendini. Con loro vi è anche una bambina (la si può scorgere all’estrema sinistra dell’inquadratura), che evidentemente in quella occasione aveva accompagnato la madre (seconda da sinistra), e che sta giocando con l’acqua che sgorga dal primo dei quattro canali della fontana. I restanti tre canali sono impegnati da donne che probabilmente raccolgono l’acqua per usi domestici, mentre le altre sei persone fotografate stanno utilizzando il lavatoio attiguo ciascuna per il proprio bucato. La foto, purtroppo, scattata di spalle, non riesce a trasmettere voci e volti delle persone raffigurate: è probabile che esse stessero cantando, o chiacchierando a gruppetti, o chissà. Ad ogni modo, colpisce l’assoluta serietà generale, che si accompagna ad una sobrietà nei modi e nei vestiti che trasmettono un’innata eleganza.

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